ITINERARIO: a spasso per Lecce

25.10.2016 19:26

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A spasso per Lecce

Si tratta dell'itinerario classico, quello che permette di avere un’idea della bellezza architettonica di Lecce e della particolarità del suo impianto urbano, dove strette strade si aprono su facciate maestose e scorci inaspettati.

Punto di partenza è Porta Rudiae (nell'immagine in alto), da qui si segue la direttrice che arriva fino al cinquecentesco castello di Carlo V, attraversando la città e passando per le due piazze principali: Piazza Duomo e Piazza Sant’Oronzo, rispettivamente fulcro religioso e civile della città.

Percorrendo via Libertini lo sguardo è attratto dalle magnifiche costruzioni barocche, prima fra tutte la chiesa di San Giovanni Battista o chiesa del Rosario; ultima opera dello Zimbalo, iniziata nel 1690-91, si presenta come la conclusione ideale di tutta la vita e l’attività dell’artista che tanta parte ebbe nella formazione del nuovo volto della Lecce che da “città-fortezza” era ormai diventata, a quell’epoca, “città della fede”.

Lungo il percorso si incontrano l’ospedale dello Spirito Santo, dalla facciata movimentata da possenti bugne, la Chiesa di Sant’Anna, accanto all’ex Conservatorio e poi la Chiesa di Santa Teresa dal prospetto incompiuto e per questo forse ancora più affascinante; osservarla dà la possibilità di lasciarsi trasportare dalla fantasia e immaginare come sarebbe stata e quanto complessa doveva essere la costruzione di edifici così grandiosi.

 

Proseguendo lungo questa direttrice e continuando ad osservare gli splendidi palazzi e gli stupefacenti balconi, ad un certo punto, sulla destra, quasi all’improvviso, si apre la scenografica Piazza Duomo, introdotta dai settecenteschi propilei, vera e propria quinta teatrale aperta sullo spettacolo offerto dalla piazza, da una parte, dalla città, dall’altra. Vi prospettano il Duomo, il Campanile, il palazzo vescovile, il Seminario (nella foto a sinistra).

Uscendo dalla piazza e riprendendo il percorso vi consigliamo di guardare in alto, lo spettacolo offerto dai balconi, dalle terrazze, dalle arcate aperte al cielo è unico. Si fiancheggia il Convento dei Teatini, luogo scelto in diversi momenti dell’anno per mostre, mercatini dell’antiquariato, esposizione dei tradizionali “pupi”. Si arriva poi alla chiesa di Santa Irene, antica patrona della città prima che la devozione popolare la sostituisse con il culto di Sant’Oronzo a cui fu dato il merito di aver salvato la città dalla terribile epidemia di peste del 1648. E’ incredibile vederla lì, incastonata tra tre strette vie, esempio di quello che era l’assetto urbano della Lecce medievale in cui si sono adattate magnificamente le costruzioni che le hanno cambiato il volto a partire dal Cinquecento.

La tappa successiva è la “Piazza dei mercanti”, Piazza Sant’Oronzo; l’aspetto attuale è il frutto di importanti rimaneggiamenti subiti nel corso del Novecento, rimangono gli elementi principali per identificarla: la colonna dedicata a Sant’Oronzo, proveniente dall’antica via Appia, la chiesetta di San Marco, espressione significativa dei rapporti secolari tra la Serenissima e Lecce, il Sedile, luogo dove il sindaco della città dava udienza, l’Anfiteatro, simbolo della Lecce di epoca romana.

Da Piazza Sant’Oronzo, imboccando la stretta via dei Templari, passando d’avanti alle tradizionali botteghe dei cartapestai leccesi e immettendosi su via Umberto I, si raggiunge lo slargo su cui si affaccia inaspettatamente la basilica di Santa Croce. Luogo in cui la magnificenza della Lecce barocca, la grandezza dei suoi architetti, la maestria dei suoi scalpellini, la duttilità della pietra leccese trova la sua massima espressione, è stato il più importante cantiere leccese tra Cinque e Seicento e ha visto l’avvicendarsi di tre generazioni di architetti e maestranze. Trionfo di fiori, frutti, foglie contorte, cherubini e figure allegoriche e al centro il grande rosone come “Cristo-Sole”.

La sontuosa scenografia barocca di Santa Croce prosegue nel contiguo palazzo del Governo (ex convento dei Celestini) con il lungo prospetto a bugne e con due ordini di finestre inquadrate da esuberanti cornici.

Imboccando la stradina di fronte a Santa Croce e svoltando a sinistra si arriva in Piazzetta Castromediano dove è possibile vedere gli scavi archeologici risalenti all’antica Rudiae e la settecentesca Chiesa del Gesù tanto diversa dallo sfarzo della Basilica appena ammirata.

L’ultimo tratto del percorso, via Matteotti, conduce su Viale XXV Aprile e quindi al Castello di Carlo V simbolo di quella città-fortezza a cui il sovrano diede vita per far fronte agli attacchi dei turchi che nel 1480 avevano assediato, sulla costa, la vicina Otranto.